Da una parabola

DA UNA PARABOLA

[“non puoi servire due padroni”]

scrivere con la luce
la vita la morte
vestire
di primavera i gigli

non così l’uomo
dal suo apparire

preso nel vortice 
delle cose
egli scrive su sabbia l’avere

-nel cuore la paura
del bambino

Annunci

Vivere in volo

fantasia questo vivere

in volo

nella liquida luce

notti acrobate

a fare incetta di sogni

per un’alba d’inchiostro

Gioielli Rubati 20: Mariangela Ruggiu – Dario Bertini – Maurizio Manzo – Marina Marchesiello – Alessandro Ansuini – Yves Bergeret – Fabrizio Pittalis – Silvia Molesini.

almerighi

ALLA MEMORIA DI FABRIZIO PITTALIS CHE, OGNI TANTO, MI RITORNA IN MENTE

se ancora fioriscono le rose
in questo inverno mai passato

se mancano le parole come il sole
e scivolo nella pioggia, nei torrenti
che scorrono ai bordi delle strade

perdonami se mi trattiene la bellezza del petalo
che resiste al vento, e trattiene l’ultima goccia
nell’unghia, e vado dritta incurante delle voci
che ci uccidono acute e ci dicono che il futuro
non basterà a pagare il debito, e non c’è più
un motivo per ridere, una giustificazione per
la ribellione, e dicono che la poesia non serve

e noi siamo già pronti all’estinzione, non c’è
motivo per la rivolta di un verso, e apriamo
la mano come i bambini a scuola ai colpi di
bacchetta, noi, che venga un dio padrone
con un’idea di paradiso, e sottomessi
pagheremo il peccato con l’espiazione

ma fioriscono le mie rose…

View original post 797 altre parole

Da AFFLATI (5)

Felice Serino

AFFLATI # 5
.

Il compromesso

(divertissement)

l’hai adocchiata da tempo
la bella villetta
in cima alla collina
col suo bel giardino
e tanto verde intorno
dove possa correre
felice la tua cagnetta
e tu a fare footing

non vorresti fosse un sogno

hai anche studiato
la planimetria
sei pronto per il compromesso
e accendere un mutuo

ma di’: non corri troppo
dentro il tuo sogno e
ti comprometti?

In questa vita che vivi

l’angelo veste una parabola
di carne

egli
la tua entità lucente
la tua statura

luce della vita messa negli occhi

Senza titolo

un’alba cadmio
apre spazi
inusitati nel cuore

usciti dal sogno
beccano sillabe
gli uccelli di maeterlinck
in un cielo di vetro

da un luogo non-luogo
le uve dei tuoi occhi
chiamano il mio nome
genuflesso nella luce

Nell’oltre

[Parla il ragazzo che ha perso la sua amata in un incidente.]

il tuo sangue spanto -Nina-
che intinge
di deliranti arabeschi le mie notti bianche

e quell’ albero con i cuori incisi
a sopravviverti – le radici impregnate
del nostro amore

ma tu anima di stella
sei nell’Oltre

Nei cieli di Torino

nei cieli di Torino
promette pioggia livida luce

uno sguardo di sottecchi
al vicino di panchina
mentre leggo Kavafis

-le dà fastidio il fumo?-
al mio cenno spegne
garbato come ne trovi pochi

la metro e sei al centro
Porta Nuova la trovi
intasata di affaristi ed extra-
comunitari
un cappotto liso fa da coperta
ad un barbone e il suo cane

ad uno sputo è in sosta
una testarossa fiammante

tra i morti e i viventi
il mondo ha denti aguzzi

Il rovescio

spossato sono dal mio sogno
non mi sovviene per quale ragione
nell’ondivago moto del cuore
mi disperavo e
come un agnellino piangevo

il sogno dicono
è il negativo del reale
il pianto è gioia
e lo stesso sarà entrando nell’orbita
di cieli dell’Oltre?

il rovescio dunque
di questa realtà che ci appare
per speculum in aenigmate?

mi aspetto buone nuove
prosit!

Sogno daliniano

(splendenza rubata da un
non-dove -mi dico- questo

piccolo universo racchiuso
nel profondo di noi piccoli
universi)

mi ero
annullato in pensieri allucinati e

in un abbaglio di figure

Gala e Mae West mi sorridevano
sdentate

[Tra i famosi dipinti di Dalì: Gala, di origine russa, sua moglie e musa; Mae West, attrice, New York 1893 – Los Angeles 1980.]

Di luce e di sangue

sostanza
sei di luce e di sangue

le cellule cambiano di continuo e
non sei più lo stesso di prima
-com’ è ogni ciclo in natura

ma eco
insopprimibile in te risuona
d’immortalità:

sempre a
superarti

a superare d’un passo la morte

Angelo

angelo icona della volta
che mi vedevi da lassù
la testa all’ indietro
a contemplare i lineamenti perfetti

nei tuoi occhi vedevo palpitare
il cuore della Bellezza e
m’ incantavo

poi per paura
del male del mondo
la sera mi rifugiavo nel sogno
di te e toccavo il cielo

quando
dopo la mia accorata preghiera
venivi a visitarmi

Anse d’ ombre

anse d’ ombre
notte bevuta sudata notte
un grumo di sangue la parola
nel bailamme l’anima dissolta

sogno sputato
l’essere svuotato di forme

ad un cielo muto appeso il grido

L’ego

non è che fumo
il tuo riflettere se
al tuo (d)io t’ inchini

l’interpellarti cade nel vuoto
come un assordare di cristalli

inutile imbiancarle
le pareti pregne
d’ insormontabili retaggi

C’è del buono

C’è del buono

sempre ci si trova
a scalzare la morte
noi umani o la foglia la rosa
damascena

si riveste ad ogni ciclo
la natura – ingiallito
grida il cespuglio il verde nuovo

c’è del buono che ci salva: trovi
allo sportello
chi un sorriso ancora dona