Recensione su poetrydream di A. Spagnuolo

SEGNALAZIONE VOLUMI = FELICE SERINO

FELICE SERINO : “ LA VITA NASCOSTA” – Ed. Il mio libro – 2017- pagg. 368 – € 22,00 —-

Con una propria narrazione pacata e teneramente cucita Felice Serino (1941) riesce a realizzare volumi di poesia concepiti nel ritmo musicale corposo e ricco di sfumature , validamente sostenuto dalla sua intaccabile coagulabilità di autodidatta. Poesie scritte tra il 2014 e il 2017 , e qui sciorinate in capitoli : “trasfigurati aneliti” , “nell’infinito di noi” , “lo sguardo velato”, colmi di partecipazioni oniriche , di illusioni visive , di fragili vertigini, di aneliti di infinito , di vaghe chimere , di indicibili essenze.
“Ha un titolo davvero bello – scrive Giovanni Perri in prefazione – la silloge che il poeta mette in stampa affinché ci colga da subito pienezza e fragilità di un canto da cui discendere , o salire appunto, nel medesimo barbaglio, in un solo grande abbraccio di luce a raccoglierci, a definirci : scintilla interminabile di occhi inconclusi eppure trattenuto nella stessa ferita, nella stessa livida vitalità.”
Un tipo di poesia che fa leva sugli occhi, sulle capacità visive policromatiche degli occhi, questo organo della vista che ci permette di vedere, a volte, cose inaudite se accompagnato e potenziato dalla immaginazione. In questa poesia, da un semplice atto di osservazione, l’autore ricostruisce tutto un universo di sensazioni, di percezioni, di idee che altrimenti sarebbero rimaste nel buio del non-detto. Con la freschezza degli spazi precisi e centrati , con la tensione condivisa e affascinante degli incantamenti, Felice Serino ripropone i suoi esperimenti stilistico formali, ricchi di figure retoriche di armoniose e ampie declinazioni, mostrando le possibilità che la parola , povera e sussurrata , scopre nel fermarsi e fuggire, con levigatezza e nitore. L’alba e il tramonto, la primavera e l’autunno , l’amore e la morte , le vele e i sussulti , le nudità e i tumulti , vanno oltre il ripiegamento solipsistico, ove la superficie della tela ha la ricchezza di sinestesie e di nascondimenti coloristici, quasi a suggerire toni e controcanti in emblemi e stilemi.
*
ANTONIO SPAGNUOLO 

http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.it/2017/05/segnalazione-volumi-felice-serino.html

Federica Galetto – da NELL’ERBA IL PUNTO

Federica Galetto

Da: Nell’erba il punto

.

Credendo di andare, sono rimasta
a terra con i piedi per aria e i capelli all’ingiù
come un’ombra sospesa sul muro che mi sbianca
Gli occhi

*

Andando vedevo le luci spaiate ingrandirsi sbieche
distratta la mente s’impigriva in sbadiglio
le mani fosche di tedio raggiravano fiori
e ancora non conoscevo alcuna memoria che
abbagliasse il giorno pieno

*

Nell’impressione del fulgore
si sbriciola l’ennesima visione
aperta
accolgo ancora reti colme d’oro
e ascolto come per incanto
un minuetto lontano a venire nel
solco della mia terra

*

Vento furibondo sui colli
S’aprono le crepe di luce
e nubi si spezzano il collo
nei vuoti d’azzurro

*

È la decadenza del torbido che invecchia
appesa alla balaustra m’osservo fra le altezze
sporte all’incanto dei voli tristi
di giorni e notti a sventolare
in ginocchio

*

Mi resisto nello sforzo immane
credo ormai ai sentieri dispersi
o alle minime segrete
distratta mi stendo sulle rade ombre
che forse non so più dire se vivo o sogno
rimangono solo i vetri chiusi e le stelle
sotto i piedi e il capo

*

Si chiede perché la notte non abbia gambe
ma sole braccia aperte fuori di qui,
a mentire ai più piccoli desideri in volo
cadendo fra stelle di buio e sole nero
Un minuscolo solco distratto che ride di luci
lontane
fra terra e grilli di polvere che s’alzano
dove più non è mattino né sera bruna
nascosta ai pianti
relitti incoscienti d’ire spezzate e perse

*

Mille fiori in corsa ridipinti di nero
delle volte che m’arrangio
a credere i sogni pillole dolci
Beata misericordia di me
sul filo del letto d’erba
trapassata in certo punto
da doglie in boccio

*

Se cascano le note sui pendii scoscesi
resta la calma nelle pieghe del fieno
remano inconsistenti
ai bordi estesi dei prati
i sogni
poggiando su una nube
che passa come oro e pietra
nell’ardere luce

*

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Louis Aragon, Sono l’eresiarca di tutte le chiese

Il sasso nello stagno di AnGre

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Sono l’eresiarca di tutte le chiese

Sono l’eresiarca di tutte le chiese
Ti antepongo a tutto ciò per cui vale la pena di vivere e morire
Ti porto l’incenso dei luoghi santi e la canzone del foro
Guarda le mie ginocchia che sanguinano per il tanto pregare davanti a te
I miei occhi ciechi per tutto ciò che non è tua fiamma
Sono sordo a ogni pianto che non venga dalla tua bocca
Non capisco i milioni di morti se non quando sei tu che gemi
E’ per i tuoi piedi che provo dolore a ogni sasso dei viottolo
Per le tue braccia lacerate da tutti i cespugli di rovo
Tutti i fardelli che si portano straziano le tue spalle
Tutti i dolori del mondo sono racchiusi in una tua lacrima
Non avevo mai sofferto prima di te
Si può forse dire che soffra
La bestia che ferita lancia un…

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Maria da Saudade Cortesão, Ruminação do Minotauro

Il sasso nello stagno di AnGre

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Ruminazione del Minotauro

.
c’era una cadenza della luce
una pausa esatta in apnea
la luce assente che esplodeva: il sole dicevano
dicevano è il giorno, e al largo
della notte nel silenzio il rumore
di un franare lento che era il mare.
e c’era un Nome sospeso in alto
nella più oscura altezza, Pasifae
dicevano, Pasifae che a volte
era uno sguardo remoto, attimo
di una spada immota eretta
sopra di me nudo e mi impediva. Pasifae
in rosso e tutta sola. Pasifae dicevano.
allora il tempo era divenire, corpo fluido
dei giorni. adesso è lo stagnare
del presente, un sempre adesso-sempre
l’opaco il peso lo spessore del sempre.
e io sto nel centro
dei corridoi di lava indurita
nel cieco laccio di vene
dove il sangue insensato si frantuma in pietra.
io non sono, o sono questa roccia, ma
respiro come quel mare di altro tempo.
e…

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L’artefice – Jorge Luis Borges

Poesia in Rete

Ferdinando Scianna, Jorge Luis Borges, Palermo, Sicilia, 1984

Siamo il fiume che invocasti, Eraclito.
Siamo il tempo. Il suo corso intangibile
Va trascinando leoni e montagne,
Lacrime d’amore, cenere del piacere,
Insidiosa speranza interminabile,
Lunghi elenchi di regni che son polvere,
Esametri dei greci e dei latini,
Lugubre un mare al sorgere dell’alba,
Il sogno, questo assaggio della morte,
Il guerriero e le armi, monumenti,
I due volti di Giano che s’ignorano,
I labirinti di avorio tramati
Dalle pedine sopra la scacchiera,
La rossa mano di Macbeth che può
Insanguinare i mari, la segreta
Fatica degli orologi nell’ombra,
Un incessante specchio che si guarda
In un altro e nessuno che li veda,
Bulinate incisioni, segni gotici,
Una sbarra di zolfo in un armadio,
Opprimenti rintocchi dell’insonnia,
Aurore e crepuscoli e tramonti
Echi, risacca, sabbia, lichene, sogni.

Altro non sono che codeste immagini
Che il caso mescola e che il tedio…

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