massimobotturi

Ho masticato gemme di lino i giorni in festa
le vesti del Signore prima del temporale.
Per farmi più pulito di un giglio nella sera
tornata la mia mamma dai sodalizi in carne
le ore inginocchiata su pavimenti e noci.
Volevo mi baciasse con la sua bocca antica
e mi tenesse qualche minuto là, sul petto
prima del sonno dell’onda, della piena.
Volevo fosse un gran giardiniere, e io il migliore
il preferito serto per intrecciarle il cuore.
Così, il giorno, nell’erba dei santissimi
io navigavo a vista;
col grano spettinavo le vene, e i piedi nudi
facevano dei giri di danza, come muse
colombe sopra il cerchio di quella ammaliatrice
veduta al circo dei poverelli.
Ero un bambino, con dentro le derrate ai Fenici
le feluche, sul Nilo e i suoi affluenti di sangue.
Avevo lune, mozzate da una fame ancestrale
e le pianure, soffitte d’universo che non vedevi…

View original post 47 altre parole

Annunci