Felice Serino

Da LE VOCI REMOTE #2

.

Fumatori d’oppio

figure inconsistenti
come carta bruciata
sbriciolata d’un soffio

e
alberi che camminano
capovolti e navi
di nuvole

visioni aleggianti nelle
stanze del tuo sangue

Jonas
preso nella rete dei
fumatori d’oppio

*

Se qualcuno è a spiarti

lasciartele scivolare addosso -dici-
distaccarti sempre più dalle cose
finanche da questo

corpo: vederti presente
a te
come nel sogno – quasi
evanescente

sogni
e sei sognato –
mondi speculari

vedi: se
qualcuno è a spiarti

non sei che tu
da un altrove

*

Sognarmi

sull’otto orizzontale
librarmi etereo

piume d’angelo a coperta
di cielo

*

Se lasci che la vita

il moscerino che taglia nella luce
del monitor
l’ultima tua poesia riveduta

sembra imbeversi
del sangue delle sillabe

in questo minuscolo essere
smarritosi
nella sua realtà-sogno

vedi te stesso se lasci che la vita
ti conduca lungo
i labirinti viola della mente

*

Trasmigra il tuo giorno

compiacerti dei tuoi beni?
ma dimmi cosa ti porti
di là?

lasci pure questa veste
oggi affidata nelle mani
dei “restauratori”

-la vecchiezza un obbrobrio!

ecco vedi trasmigrare
il tuo giorno
in sudari di calce

*

Ed è sangue in luce

esilio di carne
anse d’ombre

ed è sangue in luce
l’ancestrale fiorir
d’appigli

a schiudere il giorno

*

Simbiosi

di notte sto bene con me e l’altro

sono io l’altro che -c’hai mai
pensato?- non proietta ombra
ombra di me è il sogno

come un bambino
avvolto dal regno delle ombre
affido tutto me stesso alla notte

*

Complice l’ombra

non un posto al sole
non m’ispira il tipo lucertola

ora dove sosto
un venticello spira
che mi pettina i pensieri
aggrovigliati
nel cielo della mente

dove un abbozzo
di poesia inizia
a mettere ali

*

Il là propizio

quando sperimenti il fantastico e
non focalizzata l’immagine salta
sul video della mente

quando magari
è Borges a darti l’abbrivio
il là propizio
dal suo cielo d’esagoni e sfere

[ultimo verso: ispirandomi a “Finzioni”, di Jorge Luis Borges]

*


Dove palpita il sogno

da una dimensione parallela
il Sé in me rispecchia
la sua primaria origine
punto dell’eterno
dove palpita il mio sogno
di carne e cielo

*

Testimoni

di sole indorate
distese a maggese
ricamate di fiori di sangue
per mano assassina
tramante nell’ombra

vòlto al cielo: testimone
non “profeta” di
panegirici
fulminato a due passi
dal luogo di culto
le mani ancora nell’atto
di benedire

-come in un tempo sospeso
l’oscillare di grani
di rosario

© Felice Serino

Annunci