Federica Galetto

Da: Nell’erba il punto

.

Credendo di andare, sono rimasta
a terra con i piedi per aria e i capelli all’ingiù
come un’ombra sospesa sul muro che mi sbianca
Gli occhi

*

Andando vedevo le luci spaiate ingrandirsi sbieche
distratta la mente s’impigriva in sbadiglio
le mani fosche di tedio raggiravano fiori
e ancora non conoscevo alcuna memoria che
abbagliasse il giorno pieno

*

Nell’impressione del fulgore
si sbriciola l’ennesima visione
aperta
accolgo ancora reti colme d’oro
e ascolto come per incanto
un minuetto lontano a venire nel
solco della mia terra

*

Vento furibondo sui colli
S’aprono le crepe di luce
e nubi si spezzano il collo
nei vuoti d’azzurro

*

È la decadenza del torbido che invecchia
appesa alla balaustra m’osservo fra le altezze
sporte all’incanto dei voli tristi
di giorni e notti a sventolare
in ginocchio

*

Mi resisto nello sforzo immane
credo ormai ai sentieri dispersi
o alle minime segrete
distratta mi stendo sulle rade ombre
che forse non so più dire se vivo o sogno
rimangono solo i vetri chiusi e le stelle
sotto i piedi e il capo

*

Si chiede perché la notte non abbia gambe
ma sole braccia aperte fuori di qui,
a mentire ai più piccoli desideri in volo
cadendo fra stelle di buio e sole nero
Un minuscolo solco distratto che ride di luci
lontane
fra terra e grilli di polvere che s’alzano
dove più non è mattino né sera bruna
nascosta ai pianti
relitti incoscienti d’ire spezzate e perse

*

Mille fiori in corsa ridipinti di nero
delle volte che m’arrangio
a credere i sogni pillole dolci
Beata misericordia di me
sul filo del letto d’erba
trapassata in certo punto
da doglie in boccio

*

Se cascano le note sui pendii scoscesi
resta la calma nelle pieghe del fieno
remano inconsistenti
ai bordi estesi dei prati
i sogni
poggiando su una nube
che passa come oro e pietra
nell’ardere luce

*

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