Rosa Riggio

Da: L’orizzonte alle spalle

Breviario d’amore

.

Sono andata e ritornata
senza aver fatto mio nulla.
Non c’è possesso né altro
nel fondo che ho percepito
in quel centro obliquo
in cui l’essere passa furtivo
nascondendosi ancora
distante presenza
anima, forse.

*

Ancora incerta mi aggiro
nel declino di un sogno
impossibile pagina bianca.

Mi trattiene, rinserra una lenta
progenie di errori
mi stringe fingendo
ciò che mi toglie respiro
d’immane febbre
e si disperde

in questa distesa breve.

*

Sei rimasto in un altro
giardino, un dissimile luogo
tra noi di smemorate presenze

e mi guardi da quella muta
distanza, laconico istante,
cuore di inesorabile grazia,

mia ferita.

*

Una vertigine averti davanti a me
mio amore, mio perfetto incanto.
Da dove sei giunto portandomi l
’oriente di avi sconosciuti
le possibilità fattesi carne
ventaglio infinito di felicità
ma una sola è quella che so
e non mi appartiene
mi hai mostrato la strada
per impedirne il cammino.

*

La tua luce si nega, mostrandosi.

Mio unico orizzonte, sei il perpetuo sottrarsi
del desiderio. Meglio chiudere gli occhi
e sparire, perché è follia
questo cadere incessante nell’impossibile,
no e ancora no
ripetuto e sconfesso
costante precipitare.

*

Una mattina in attesa. Andavo
per le strade della città consumando
frammenti: i miei passi e mettevo al mondo
me stessa, metro su metro, nel perimetro
della mia anima.

*

Ed è impronunciabile il nome
si nasconde nel pudore che resta
superstite disfacimento dell’anima f
iamma che non riscalda, ma annienta.

Sola rimane una tenera morte.

*

Da REQUIEM

Nel sogno è un cerchio di luce
(senza memoria)
e nasce, istante per istante
(piega dell’essere)
in un incedere costante
fuori dal sogno
è inverno di inganni.

*

Sto nelle cose. E ogni gesto che faccio
si fa da solo, staccato da me.
Da quella distanza mi guardo
e quella cosa che cade dall’occhio
è una dura consistenza.

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