Quante volte ritornano
le parole cancellate
tra verso e verso,
quel verde spuntato chissà dove,
quel dono disperso tra il fogliame,
tutte le cose del nostro
infinito archivio umano
che non archivierà mai niente
al suo onnivoro lettore,
tutti quei “no” quei “forse”
detti alle cose e chiusi nelle grotte
del quotidiano in attesa di risorgere
chissà quando chissà dove
a chissà quale richiamo,
quante volte tra quelle cianfrusaglie
cerchiamo il commutatore di un altro corso,
lo splendore improvviso, la rivelazione…
e in quel fogliame sparso
leggiamo soltanto la tensione di tutto
alle sue forme definite, alla sua fine.
Se non fosse che poi tutto
nuovamente risorge dalla sua morte,
cerca altra vita altra sorte altro destino,
confonde le nostre povere carte,
ci porta un’altra volta a quel bivio iniziale
dove quei “no” quei “forse”
rivivono l’avventura del nostro piccolo cuore,
la vita e la morte delle nostre parole.

ANGELO MUNDULA , 1934 – 2015
da ” Americhe infinite “, Spirali, 2001

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