Fabia Ghenzovich

Da: Il cielo aperto del corpo

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nascere è cadere nel corpo

Marina Cvetaeva

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Confine è del corpo la pelle
estesa di me densa carne accesa
da costellazioni di vita e pancia
esposta alla distanza
ma dentro radice
tenera polpa magma sostanza
epitelio – a strati – pellicola scorza
e il mondo l’attraversa

*

Ecco ora parla il corpo
parla con voce di carne e foglia
voce di riva e casa
dove s’accampa l’intero
del corpo più scuote l’involucro
il vuoto a perdere che sono – il pieno
che scava mondo
carne e foglia riva e casa.

*

Movendo l’aria
dal fondale del corpo
dalle mani emerse poi
una luna femminile
una luna liquida

*

Se moltiplichi cieli
e non ti neghi ma apri
parlando di quel poco
come questo gesto o il passo
l’erba sotto e il passero
che becchetta un respiro
più ampio d’ogni chiglia aguzza
del pensiero – più vivo adesso come
tutto quello che muove amore
e non muore.

*

Nel corpo
nel ventre
nell’albume del mio uovo
nuovo nato da me
muda sorgiva.

*

“Sosta con la bellezza”
sussurra l’angelo seduto sul muro
tra i fiori di gelsomino
e mi tocca con leggera scossa
così cede la mente e il corpo
arreso anche lui inaspettatamente
si apre alla presenza.

*

Tracimando dal fondale
come cosa fatta nostra
scolpita nella pietra dove fa eco
il canto e io metafora soltanto
io humus e flusso
d’essere stupefatta faglia
che s’apre preme
ora nasce partorisce
è nuova terra.

*

Quale confine
se è ormai già esaurito il gioco
coccio vuoto verso cosa
mi palesa il vizio il dire
dei nomi attori in ribalta
meglio rischiare almeno
semplicemente rischiare
d’esserci in questo cielo aperto

del corpo

*

Sale sull’alta montagna
tocca nel corpo il diamante
incontra il suo sole
dimentica il nome
diviene albero e cielo.

*

Nuovo nella luce un sentire
d’infanzia sepolta nel corpo
una nascita possibile

un mare dentro.

*

Un foglio bianco
la sostanza di una pausa
breve principio d’incarnazione la parola
mio minimo universo.

*

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