Da TRENI (2)

Linee e coincidenze proustiane con 55 autori

a cura di

Giuliano Brenna – Roberto Maggiani

.

Fausta Genziana Le Piane

Rotaie

Poi

Il treno parte.

Le rotaie impietose

Disegnano sul mio cuore

Binari

Che si tendono

Verso stazioni

Ignote al mio vivere.

L’assenza

È come vento di Sahara

Che scardina

Orologi polverosi

Attese infreddolite

Altoparlanti

Gracchianti improvvisi ritardi

Orari di cartapesta.

Indosso

La maschera della notte:

la realtà senza di te

non si ricompone.

*

Antonio Spagnuolo

Un treno in ombra

Hai imparato ad attendere che il treno

ricomponesse la velocità del sogno

per insistere nel turbine, mentre il fischio

era un canto penetrante per l’avvio.

Un’ombra la tua immagine che torna

quasi fuggendo, sospesa tra le scale,

ad incontrare illusioni clandestine,

tra i mattoni del sonno, quando il vento

sospinge il profilo.

Un vagone sembra attendere immobile

le sfumature del tuo viaggio in sospeso.

Sui muri incise le cifre dell’ignoto

senza l’affanno, ora deserta irrealtà,

irresistibile desiderio di una sfrenata

distanza.

Ora improvviso stridio delle rotaie

arroventate al sole dell’estate,

per inebriare gli orari dell’incanto.

Il chiaroscuro rinnova i tuoi contatti

nel concedere una strana voce di sospetto

per il grigio amaranto ricucito

alla gola che sospira evasioni.

Si schiude la raffinata indiscrezione del momento

in cui l’incontro ha conoscenze sfumate

per gesti abituali alla stazione

obliqua, polverosa, mattutina.

Una finestra, una porta sempre chiusa

giocano senza quartiere alla solitudine,

che ha madreperla nel costume,

e racchiude il piacere inconfessato

di salire sul treno senza meta.

*

Nicola Romano

Ne jetez aucun objet par la fenêtre

Questo treno che non sgalleria

buca sonni di nuvole carbone

Senza spazio è il domani

dentro una cavità senza memorie

dove più cupo è il sibilo del volo

Altrove si radunano campane

per annodare gli orli

ad un tramonto

E il tempo sa d’ingombro

e di pietraia

d’angoscia ripiegata

in un bagaglio

Sul vetro qualche goccia

il tuo profilo

e un passeggero accanto

senza nome

Ne pas se pencher au dehors

Non puoi inchiodare

il vento ad una panca

se sporgersi

è una voglia che matura

su balze di ringhiere

e smarrimenti

per mordere i velami dell’ignoto

Nell’oltre

già si sforza la ragione

in simmetria

col vuoto del mio cielo

Che senso avrebbe

il cuore e la rotaia

se non tentassi

oltre la tua assenza

un viaggio al meridione dei silenzi

per assegnarti un ruolo

al mio delirio

*

Valentino Zeichen

Fiume, 1938 – Roma, 5 luglio 2016 – in memoria

Poeti in pericolo

Sui veloci treni francesi

s’abbina il dolcificante

alle effigi dei poeti;

Villon, Rimbaud, Breton

affrancano letterine:

buste di zucchero.

E se la dolce energia

avesse per fine la terapia

della tetra malinconia?

Scopo di una chimica euforia

mirante a scombinare

l’amara essenza della poesia.

[ Da Neomarziale, Mondadori ]

*

www.ebook-larecherche.it

 

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