Leila Falà

Certe sere, altri pretesti

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Da Mobili e altre minuzie

ed. DARS, Udine, 2015

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Scroscio

 

Come panni stesi ad asciugare

in un giorno che piove.

Aspetto che passi.

Se il vento non eccede

le mollette sul filo reggeranno, e allora

prima o poi arriverà anche il sole.

In caso contrario volerò via, ma altrove.

*

 

Abat-jour

 

Quando

a colloquio col sonno mi spoglio

scappano dai ripari diurni del corpo

penzolano su l’abat-jour in attesa

sul colle dei libri

non letti sui colloqui virtuali

di cellulari in riposo

ali di parole

dette lette ascoltate rubate

a bocche distratte

e insegne loquaci.

Attendono come passeri sul filo

che la luce si spenga.

E vanno a infilarsi rimescolate nei sogni

a spiegare i significati della mia irrequietezza

il senso dei gesti non fatti.

Mi sospingono fino a depositarmi

verso minuscole verità della vita.

*

 

Finestre

 

Certe sere

preferisco finestre chiuse.

È quando l’arietta,

le tende che svolazzano

mi soffiano via la testa

immagino me stessa

prendere la rincorsa

e dal centro della stanza

saltare fuori dalle cose.

Il mio corpo si librerebbe

per un attimo volerebbe

fermo lì a mezza via

libertà di cartoooo

o

o on.

On. Off.

*

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lago dorato

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