Felice Serino

NELL’INFINITO DI NOI # 3

.

Sotto porticati

sotto porticati

cartoni e

cappotti lisi hanno respiri

a un passo

vetrine ridono in abbagli di sole

più in là privati

paradisi

un rombo testarossa è strappo

d’anima a dividere

la terra tra i “morti” e i vivi

il mondo ha denti aguzzi

*

Alterigia

[Ispirandomi al verso di Vincenzo Cardarelli: “vorrei coprirti di fiori e d’insulti”]

m’appiglio alla tua fredda

grazia come ad un

corrimano: sto su inclinato

piano mentre t’offri

a una vertigine di distanze

ancor più ora ti fai

preziosa

*

Una certa luce a flettersi

di buon’ora bisticci con la lampo

t’insegue tiranno il tempo

una certa luce a flettersi nel cuore

fa strada a un dove che non trovi

perdurasse quel lampo che viene va

prima che lo fermi su carta ma

se non torna non ha “dignità”

raduni pezzi di un puzzle scombinato

nello sperdimento d’una stagione andata

*

Il carro dell’oro

sotto cielo aperto

una ad una

cadute le teste

a calcificarsi sorrisi ebeti

sul trasfigurato carro

dell’oro

*

L’oltraggio

perso nelle forme strane

delle nuvole mi sento

lontano da un mondo estraneo

assisto all’oltraggio

della rosa che si

perpetua

sono esposto alla vita

*

Nel vasto mare del sogno

nel vasto mare del sogno

galleggia l’immagine

di te esile scricciolo

a sussurrare all’orecchio

del cuore edulcorate parole

ritrovarci

nel nostro giardino d’infanzia

mano nella mano

impastati di sole a rincorrere

saltabeccanti piccioni

riandare alle incoscienti

acrobazie per i soli tuoi occhi

interrotte

dall’acuto richiamo

di tua madre per la merenda

smosse le acque del sogno

ora a svanire

da un oltre ti sento

*

Come asessuato angelo

sospesa nel vuoto m’appari

asessuato angelo

mentre in dormiveglia mi rigiro

giungerà mi dici squarciando

le nubi lui l’Atteso

ci sorprenderà come un ladro

a strapparci alla morte

carne della sua carne

e ruggine allora sarà l’oro

*

Il limite

(ad un materialista)

devi ammetterlo

come nave incagliata ti senti

bravo al più

nel leggere fondi di caffè

non certo alla tua portata

della poesia il rinnovato sangue

i frammenti di stelle la lucente

coda di cometa a cui s’attaccano

in sogno i bimbi

non certo quei misteri insondabili

che impregnano i muri di casa

con le anime dei morti

che abitano il tuo vuoto

non alla tua portata

quella profondità

del gran mare del sogno che

è vita che si lascia vivere

*

Nell’ora sospesa

quel giorno ti sbarberanno

t’infileranno il vestito buono

ma

non serve prodigarsi più di tanto

non restano che spoglie l’anima è già via

nell’ora sospesa

fisseranno compunti quel viso di marmo

mentre il tuo presente ha chiuso la porta

il pugno o la palata di terra

con la benedizione dell’officiante poi

a tavola com’è uso per dire la vita

continua

qualcuno forse già alticcio

leggerà con deferenza

alcuni tuoi versi trovati in tasca

restano in rete briciole di te

*

Già grande ti vedo

dai che ti porto alle giostre

finiti i compiti

promettimi

che prima di dormire

stasera dirai una preghierina

per quei bambini saltati in aria

-la larga macchia rossa sull’asfalto

nella liquida luce degli occhi

penetrare

in quell’abbaglio

fino al sogno-incubo

su

da bravo che ti porto alle giostre

ci perderemo nella

fantasmagoria di luci

ecco: già grande ti vedo

a risvegliarti domani

convitato di pietra

il Tempo

*

Aneliti d’infinito

è la vela rossa della Passione

a prendere vita nel tuo sangue spanto

nella luce

ti dai d’amore in aneliti

d’infinito

anima persa per rive sfiorite

negli occhi

© felice serino

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