A Giuseppe Ungaretti
.
Sei emerso dal porto
sepolto nella camera
della mente. Nel fondo
del mare una luce tra
alghe, un dono prezioso,
di poesia un tuo libro
illuminato d’immenso.
L’allegria di un naufragio
di gioia che porta all’oasi
di una spiaggia di palme:
si sparge il sapore delle
fragole fuori stagione.
Si evidenzia il golfo
mistico, l’arrivo
veloce nell’uscire
dal bosco dei giorni
e di parole. Ancora
si agglutina al cielo
una linea di tramonto
mare – cielo, orizzonte
incielato per foschia
ai lieti colli dell’esistere
per resistere al tempo.
Ungaretti, uomo di dolore,
mi hai donato il libro
più bello.
Raffaele Piazza

 

 

ungaretti

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