RECENSIONE SU -IL CONVIVIO-

n. 60 – gennaio-marzo 2015
Felice Serino, D’un trasognato dove (100 poesie scelte), (libro edito dall’ass. Culturale Rosso Venexiano, pp. 124, euro 12,00)

“… e ti sorprendi a chiederti chi sei”, scrive Felice Serino nella poesia Sconnessione. Questa domanda indiretta accompagna volutamente tutta la silloge. D’un trasognato dove, dove il dove trasognato traspare durante il sogno. Infatti, in altre due poesie: “Dal di fuori” e “In sogno ritornano”, scrive: siamo come volti che galleggiano sulla superficie di un sogno, in sogno sovente ritornano amari i momenti del vissuto … emerge dai fondali dell’inconscio… I momenti del vissuto, scrive Serino e non i momenti di questo vissuto. C’è un dilatarsi dell’essere in uno spazio-tempo, come dice lo stesso poeta nella poesia “Senza titolo”: al di fuori di me – io stesso luogo-non luogo mi espando, per cui questi momenti non appartengono ad uno spazio e ad un tempo definiti, ma al “lago del mio spirito”. Il lago con la sua forma ben definita che raccoglie l’acqua per sussistere, come l’Essere accoglie lo Spirito con la sua memoria animifica e eternizza. In “Maya” chiarisce meglio questa idea affermando: il di qua non è che proiezione nel prisma azzurro del giorno e la perfezione è la carne che si fa spirito… ecco, la luce nella carne si oscura… la luce verde della memoria scuote la morte… Come non pensare a Platone e al suo mito della caverna, dove le immagini che appaiono reali non sono altro che il riflesso di un’altra realtà. Quindi, la verità non è nel riflesso che appare reale perché essa ha delle zone opache, ma nella fusione del singolo spirito con l’immenso corpo cosmico, dove tramite il sogno l’irreale tende a rivelarsi reale, cioè l’eco spirituale suona la sua nota più alta : la poesia, Io pensiero dilatato a spolverare le stanze dell’oblio… sulle pareti la memoria metteva in luce emozioni dipinte su volti che furono me. Il poeta ritrova il filo di Arianna che gli permette di risalire il tunnel che conduce alla luce, quella luce che come egli stesso dice: nella carne si oscura, aspettare di nascere, uscire da una vita a rovescio.
Ebbene, la realtà temporale presente farà ritenere sempre l’altra realtà un rovescio, ma è proprio il presente che raddrizza la realtà che, pur nelle sue apparenti deviazioni è lineare per permettere di immergerci nell’eterno-presente. Felice Serino se la pone come domanda: e si è immersi in un eterno presente? L’umana presenza crea il dubbio, quel dubbio che come scrive Descartes conduce alla presa di coscienza dell’esistenza. Ricorrenti nelle sue poesie sono le parole-simbolo: sangue, occhi, luce, sogno… sono parole che manifestano la sua ricerca, una ricerca compagna e guida. Ed egli come poeta-profeta guida se stesso e i lettori a percorrere i meandri dell’anima alla ricerca di un’immanenza che giustifichi la contingenza. Il Poeta riesce con fluidità linguistica a rendere visibile quello che egli stesso definisce: … e certo la fiamma che dentro ci arde sottile, ma c’è come scintilla di quella luce che riesce a manifestare nonostante il velo.

Pina Ardita

 

 

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