FELICE SERINO

Da PALPITI DI CIELO – 2015 # 2

.

A darti l’abbrivio

a darti l’abbrivio
sarà forse l’urlo
del fiore che s’apre

creare
è del funambolo senza rete o
è come andare su vetri

una parola un taglio

*

 
Resurrezione

rinfranca
il Tuo offrirti in croce
chicco che germoglia
in esplosione di vita

ma il silenzio del cuore
si fa abisso:
duemilanni e la pietra
sepolcrale come non fosse
rimossa:

al primo canto
a rinnegarti

*

 

Ti cadevano gli occhi

capre e cavalli di nuvolette pigre
in un cielo dilatato nel respiro
ecco da dietro l’angolo apparire
la ragazza dalla maglietta rossa
a fare footing nella luce
lattiginosa del mattino

poi t’accorgi d’aver solo sognato
-desiderio fatto pensiero allucinato-
e nel ritrarsi quel cielo
la ragazza s’è come sovrapposta
a quella vista la prima volta
al parco or sono trentanni

quando
dovunque guardavi
ti cadevano gli occhi su quella figura
esile nell’alone
di luce lunare

ma tant’è che stasera
ti “cadono” gli occhi davanti
al teleschermo

*

 

Controllare il sogno

è diventata la sua arte
ne sa uscire
e rientrare quando vuole
e secondo l’umore persino
programmarlo

mentre prende sonno
basta che si concentri
e in vividi colori le appaiono
pesci uccelli fiori
vasta varietà di flora e fauna
finestra su cui s’affaccia
un mondo altro

nel suo luogo di degenza
un bell’evadere dal grigiore è vivere
questo exo-esistere
parallelo

lei divenuta oggetto di scherno
un libro aperto
lei amica-madre dei gatti
col loro gnaolìo alla luna

*

 
Spleen

ali e croci dell’esistere
sono il veliero che attende il buonvento
sotto i mille occhi di un cielo allucinato
a farmi il verso un gabbiano
in volo da un dove non so dire

*

 
Blasfemìa

ricusi l’abisso capovolto
intriso
del Suo sangue

dall’orlo della luce
ti distanzi
in vaghezza dell’effimero

vanagloria leva al cielo
un pugno d’aria

*

 
Pasqua

del Suo olocausto
ha ribaltato il fondo
rovesciato la pietra
che teneva in scacco la Vita

-escono lucenti raggi
da acqua e sangue del costato

al canto d’osanna
l’angelo
si china sul giorno umano

*

 
Nell’anima bambina

come non ricordare il rifugio
del passerotto intirizzito
le mani a coppa e il caldo fiato

o il micino di pochi giorni
lucido di saliva
portato in bocca da mammagatta

come non riconoscere
le tracce lasciate
sul sentiero teatro di giochi
e l’acuto
richiamo della madre
la tavola apparecchiata
inondata da sciabole di sole

immagini vive custodite
nell’anima bambina

che ancora ti chiamano dal buio
fondo degli anni

*

 
L’estro

dicono abbia avuto
da piccolo
“familiarità” con le feci

-oddio! strillava la madre
e le comari:
-niente paura è roba sua

e già l’estro emergeva
ché ci scribacchiava per terra
tra losanghe di luce

*

 
I cieli del jazz

capricci di note
facce ondivaghe in acque del sogno
la nausea lungo
i corridoi di latrine
il gemito del sax le gonfie gote
tempo
rallentato avvitato
nel marasma di umori

poi il mattino li raccoglie
spugne
e l’anima della musica che attraversa
muri di separazione

*

 
Senza titolo

ho sognato d’essere
un bosco devastato

e in me cadevo
cadevo
con schianti d’alberi
© Felice Serino

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