Poesie di Lady Rose (Maria Russo)

Da: scrivere.info

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La sconosciuta
La finestra mi è nemica.
Divide l’alba dai miei passi.
Solo la notte abita la mia casa.
Una biro e un foglio di carta.
Uniche braccia a dare
corpo al mio cuore. Piove là fuori.
I salici non hanno più occhi.
L’acqua è radice in fondo ai pozzi.

Chiede profondità l’anima
prima d’afferrare per il bavero la luce?

Le rose si sono addormentate dentro i diari.
Hanno smarrito chissà dove la fragranza
e dai vasi un urlo di trionfo.
Stendardi vitrei di solitudine.
Sulla parete bianca
la luce rossa tenta di disegnarmi
ma sono poco più che un’ombra.
Domani mi cercheranno ancora
ed io non ci sarò.
«tratta dalla silloge “Voci del mio corpo di rosa” Aletti Editore.»

*

Misteri

Ha fari spenti la malinconia
e una parola dura
incastrata alle labbra
che ostruisce il fluire
sulle acque del tempo.

Poche righe a un foglio bianco
un bicchiere di latte caldo
e un pianoforte che non suona più.

Il mio ventre racconta
la sua ignara maternità
Senza semina d’uomo
ha concepito piaghe di germoglio

Figli sconosciuti, ofidi d’amore
hanno strisciato deserti roventi
in seno alla terra.

Ha fronte imperlata di paura
e sospiri d’affanno
che trafiggono le palpebre
con schegge di riflesso
Corpo, sacco vuoto
L’alacre fuoco di follia
lo percuote ai gradini
di templi di vita.
Come la Maddalena, io
ho stretto le braccia
del Cristo risorto
contando le rose
nel giardino dei giorni
mentre i rovi
misteri divini, baci d’amore,
s’infittivano dentro.

*

Negano la quiete le mie parole

Se non sono diventata un grido
l’ultima goccia sul fondo di un bicchiere infranto
se non sono diventata una chimera
un singhiozzo legato allo strascico di una cometa
lo devo ad una ragione soltanto.
Tutto cedeva al dolore. Tutto.
I giunchi si piegavano sottili
sotto la sferza del vento.
A capo chino solcavano la terra.
Accoglievano i fiori delle mie trasformazioni.
Negano la quiete le mie parole, non vedi?
Sono rami che battono sovente le pozzanghere.
Per risvegliare la vita. Per uccidere la morte.
«tratta dalla silloge “Voci del mio corpo di rosa” Aletti editore»

*

Nuvole

Mi chiedi se ho patito la fame.
S’arenavano le barche sulle acque saline
e nessun pescatore veniva di buonora a
riprendere i suoi remi.
Il sole era un orologio spento.
Le stelle sanguinavano luci mai accese.
La tramontana imputridiva sulla strada.
I sogni zoppicavano sui viali.
La maschera di carne e i sorrisi scordati
tra le pieghe delle braccia e delle mani.
La primavera sbarcava le sue rondini
sulle case ormai assuefatte all’inverno.
E tu mi chiedi se ho patito la fame.
Avevo fame Io. Si fame.
Ho munto latte di cielo sul ventre torbido
dei davanzali. Due occhi neri, sgranati, consunti
e uno stomaco colmo di nuvole.

*

Quando t’espandi eco

Qui, dove il mattino è neve sul respiro delle rose
l’erba accoglie il passo fermo delle pietre
e le pagine del tempo sono prigioni bianche
che rendono invisibili le lacrime di un poeta.

Senza te, il sole ha fiato troppo corto
e non lambisce le colline
Solo un freddo aspro nella sera
si erige dalla conca dei miei seni
in questo buio che è rovo allo sguardo
e il vuoto è crepa sulle mura della pelle.

Sapessi quanto è vivo il tremore delle foglie
quando t’espandi eco
tra i centimetri quadrati di quest’anima infinita.
Tu che sei nota, canto e voce
mentre la notte deglutisce il sogno
e sputa gli ultimi avanzi delle stelle.

Qui, dove la nebbia allunga il collo
tra le fronde sparse di una betulla
non c’è veliero che solchi le acque
solo un sordo grido di morte
ad osannare i sacramenti infranti del mio ventre.

In quest’ora esangue
dove un profumo si fa sapore e corpo
sono culla nel silenzio delle mani.
Un frammento d’aurora che arde
in mezzo a mille montagne
in un vento che non ha più ali.

Lady Rose

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