GIORDANO GENGHINI

Da RITORNI

12.
Tracce di mani, vortici di volti
fra torpidi pensieri. Ma di notte
salpano fra sarmenti
e sterpi e funi: e la morta parete
della mente
chiudono nella rete, ove frammenti
di maglie e suoni strappano alla mano
finta del vento. E cadono comete
soffici, sopra l’isola
di ciottoli e di soffi
lucenti, nella pace. Ma il gigante
sconosciuto è nell’antro d’aria, e tace:
in catene di nubi avvinto, solo,
fra orme di azzurro nulla, dorme, o giace
mentre le lente onde sono spente
e fonde, e grida e gira un falco in volo
forse dipinto nell’aria, alla ronda.
Affonda il sole nel deserto molo.

*

40.
Forse, un ricordo. Tracce delle forme,
rintocchi neri di cose svanite
tra cieli e orme: ricordo rincorse,
di luci e ponti oltre i bruni confini
del tempo, e bianchi tramonti di nevi
dissolte, e monti grevi.
Forse, un ricordo. Oltre ogni altro, ruota
l’aria fra i lumi, e intreccia la memoria
delle prime parole, in traccia vuota
oltre il battito sordo
del maglio sulle mura: oltre la dura
sagoma in pietra della foglia, e l’anima.
Nel vetro ancora ti rivedo: bevi
con mani a conca immense, nubi e fiumi,
e invisibile corpo regge l’anca
arco vivo fra i venti: quando i voli
si alzavano dai lenti campanili
quando la notte tramontava soli
e lune. Forse attendi, e forse brevi
raggi illuminano resti alla deriva
e legni avvinti, e di navi e di ore
e di naufragi lento andare stanco
da vite ad altre vite, e da universi
forse, a un bagliore bianco.

Oppure vedo solamente il sogno
minuscolo, di un tempo
lontano come l’astro più lontano
quando da te sorgeva la sorgente
del palpito del cuore e della mente.
Oppure, tutto è forse umano niente.
E verrà con il sole, o nella sera,
o nella neve o di notte o un mattino
breve, che nebbia stinge,
o fra le ombre lunghe del tramonto
quell’ultimo pensiero, nel ritorno
o nel rimpianto
di un altro giorno, di ere senza inverni
in altra vita, in un altro pianeta
quando, nell’alba lieta e in aria chiara
stavamo accanto stesi nella strana
marina, e insieme ridevamo, cara,
stringendoci la mano nella mano.
Sarà forse domani, con il fioco
soffio di queste mani, o con un fuoco
di specchi spenti: accanto a me rimani
ancora un poco
fra questi specchi della pioggia, o al lieve
cielo bianco di stelle capovolto,
o al sole stanco del giorno. Col canto
delle parole, e il volto, nelle ore
belle del tempo, oltre il nero bagliore:
fino al ritorno. O fino al niente, amore.

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