SIMONETTA SAMBIASE

CAPO MUNDI

 

Da capo a capo
a Capo Mundi
a te stesso daccapo
qui/ altrove/ nei sogni
in canali o fra le identità natali
nelle agnizioni o sugli scogli
quali sono i perimetri che frantumano i corpi
i naufragi, la gestazione
la contrazione dei continenti
i parametri che segnano le genti
lo sguardo dei morti
i vagiti delle creature appena arrivate.
Di più a capo non c’è che il nulla
eppure la rotta di ognuno
è la nuova Babele l’esser nati
ma l’approdo si accartoccia
all’approssimarsi della riva.

*

Le onde tagliano un confine.
Si chiudono gli istmi come ferri d’acqua
si congiungono filamenti di nubi e di maree
e pagine d’erba crescono su poca sabbia
come dei lunghi papiri

chi è donna è fatta d’acqua
di palpebre salvifiche e di occhi tralucenti
e non ha frontiere
se non in un’eclissi di sangue caldo
in ogni mare che ci trasporta come un patrimonio
o come un cavetto delle telecomunicazioni.

*

Certi giorni sono sacri ed è difficile il silenzio
una voce come un’arpa risuona nelle stanze
si sente un parlare
fra i pali e fra i gorgheggi dell’olio in cucina
appaiono i santi minori
e le sante peccatrici
spettri
senza né vertebre né perdono.
Al buio
batte e (ri)batte
l’ennesima croce solitaria nel ciclo di maggio
(ma rari chiodi a far(ti) raggio
lame e aghi cuciti addosso
ti negano al passaggio)
la gola è solo una gola
un muro è solo uno spirito chiuso
senza suono.
Tu imponiti al rumore che acceca
le immagini nuove
un’estasi di cosmi
e lune e bestemmie.

*

E’ già scritto
nel lento tornare
verso gli approdi dove non sei mai arrivato
il termine corretto del navigare.
Non è scritto?
Si attenderà ancora alla banchina
allora,
mettendosi in quel nuovo conto
in quanti eclissi e pleniluni
vivranno nei secoli immensi di quest’attesa.

*

Ma dov’è il ritorno?
Si infossano dei moli
o si ruba la terra al mare
ponti e dopo spiagge e dopo strade
lentamente le dighe sono stanche,
dopo un giorno di lavoro offshore
c’è un giovane e ruota il berretto all’americana
come a cantare la vita
I just want to live my life alive
la notte si ritrae assieme alla marea
è scomparso ogni vento che purifica
trenta secondi è il nuovo computo di vita.
Verbo esistenziale
passeremo incorporei
chissà dove o altrove, se si troverà posto.

*

La narrazione dello sbarco
fu un segnale scucito di rosso,
una folata di vento fra le caviglie,
l’aria stessa chiedeva il perdono del viaggio
e del tempo
che prosciugava i corpi fanciulli
come le arance che si seccan d’estate
furono trasportati fuori e all’improvviso
fummo e siamo la terra che non protegge più la superficie.

 

 

Fonte:

http://cartesensibili.wordpress.com/2014/07/istantanee/fernanda-ferraresso-capo-mundi-di-simonetta-sambiase/

 

 

 

 

lago cigni

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