GIORDANO GENGHINI

 

39.
E anche noi ce ne andremo a poco a poco
da questi giochi tessuti dal tempo.
Respiri e mente lasceremo, muti
nel vento. E già ci pare
di svanire, e si ferma già la mano
e la parola nella cava gola:
lucciola al freddo dell’autunno, suono
di spenta nota stonata del piano.
Andremo nel segreto, luci d’ombre
quiete, in attesa già della partenza
o senza abbracci e senza addii, sorpresi,
al lungo viaggio. Sarà forse inverno
o forse maggio. Andremo: nell’assenza
di sguardi, al giorno notturno, con gli occhi
velati come stelle
nere sperdute, o come fuochi strani
fatti cenere, o come ali di foglie
tenere, che la bora sopra i rami
divora. E sarà tardi per restare
per un minuto ancora
vicino a lui, vicino a lei, a guardare
le cose: visi, e reti di onde, e lieti
sorrisi, e rose, e petali di mare.

[da “Ritorni”]

*

 
DOMANDE

 

Che mondo può mai vedere

un ragno con i suoi occhi?
Non quello visto dall’uomo.
E quale mondo vedrebbe,
specchiandosi, l’universo,

se l’Altro – con uno sguardo
per noi invisibile – un giorno
volesse mostrargli ogni dono?
Non quello visto dall’uomo.
Appare un mondo strano
all’angelo? Non lo sappiamo…
A noi, che possiamo guardare
racchiusi nei nostri visi,
sfuggono le vere cose:
e forme e suono e colore
e inferni, e i paradisi…

O forse vedremo, uscendo
dal tempo e dalle sue ore
un giorno – fra le rose e il vento?

 

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