DUE POESIE DI ADOLFO SILVETO

 
CANTO D’AMORE

 

Canto che dischiude gli occhi
gioco di luce che snerva
lava incandescente
di vulcani mai spenti

Questo il tuo splendore
che attinge brune sequenze di sorrisi
dal tuo dentro
di antichi fremiti mediterranei

Tu odalisca sublime
che il vento modella
con soffio tiepido che ammalia
Ancella di luna
vestita di fresche lame d’acqua

Sogno di notti arabe
principessa del Nilo sullo
sfondo di un volo di piramidi
che la mente perdutamente insegue

La tua anima è un airone pensoso
che si libra nell’universo confuso
dei pensieri

Felice chi inconsapevole
beve dalla coppa ardente delle tue
mani il nettare delizioso
che ti cresce nel cuore

e se ti devo un nome
ti chiamewrò passione.

*

 

 
IL FILO DELLA TERRA

 

E’ per l’aria di maggio che sono tornato
tra le tue rose imperiose,
tra la lava trionfante che dà forza alla vita,
rassodata in antiche forme,
e la polvere che morde il cuore dei vecchi
incatenati col filo della terra.

E’ per l’aria di maggio che scendo
tra la ruggine dei tuoi cupi silenzi,
nell’intrico delle tue passioni.
E’ per quest’aria che vibrano chitarre
in uno smorire di lontane armonie
in noi perdute mai
e la terra ha un profumo
che schiara l’anima e scheggia le vene.

Nel tramonto che frantuma giorni
cantano fanciulli nudi
masticando il nuovo papavero
nelle bocche sfrante, scugnizzi amari,
che il tempo camuffa ma non muta
e inasprisce il senso di remota condanna
che la storia rilancia senza fine.
Qui il sole ha sterpi di luce e giochi delicati
sui volti dolenti, innamorati di morte,
di ragazze mai donne che hanno stretta la gola
da illeciti amori e amplessi nel vento.

Negli intrecci d’acque
il mare ha movimenti pacati
e una voce irresistibile
che racconta le sue solitudini
ai gabbiani dai voli bassi, pesanti di catrame.

Ma il sogno non svanisce in guizzi nervosi
che suonano ginestre
nell’aria inconfondibile di maggio!

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I° Premio al concorso MADRE CLAUDIA RUSSO II ED. 1996

[dalla rivista “Poeti nella Società”

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