No, non cercare – Vicente Aleixandre

Poesia in Rete

Foto di Raoul Hausmann (dettaglio)

Non ti ho mai tanto amata.
Azzurra come notte che declina,
eri l’impenetrabile scudo della testuggine
che si sottrae sotto la roccia all’amorosa venuta della luce.
Eri la lenta ombra
che cresce tra le dita quando in terra dormiamo solitari.

Non servirebbe baciare l’oscuro tuo crocevia di sangue che svaria,
dove a momenti il battito fluttuava
e a momenti mancava come un mare che sdegna l’arena.
L’aridità vivente di occhi stanchi
che io scorgevo attraverso le lagrime
carezzava e feriva le pupille
senza che per difesa la palpebra calasse.

Amorosa figura
quella del suolo le notti d’estate
quando giacenti in terra si accarezza questo mondo che gira,
l’aridità oscura,
la sordità profonda,
l’oscurità totale
che trascorre come ciò che piú dista da un singhiozzo.

Tu, misero che dormi
senza vedere questa luna tronca
che gemendo ti sfiora lievemente;
tu che viaggi remoto
con la secca…

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Giovanni Raboni, Poesie scelte

Un Posto di vacanza

backimage040Giovanni Raboni (www.giovanniraboni.it)

Alba

Ormai fa giorno. Non basta

sedere gravemente sulla sedia di paglia

vestito di canna e di sangue

ascoltando le ingiurie dei soldati, ospitando nel fianco

l’orma sintetica della lancia. Perché sia giorno bisogna

avere gli occhi lontani dalla guancia,

l’unghia sparsa dal dito,

una mano di calce sopra il cuore.

(da Gesta Romanorum, 1951-1954)

***

I manifesti

Chissà dov’ero, dove m’ero ficcato quando

le tue gambe hanno invaso la città.

Forse non guardo i manifesti.

Adesso paziente, maniaco ti do la caccia

di stazione in stazione

borbottando preghiere. Quello che non sei tu

esce dal fuoco o indietreggia se le tue

magre, livide dita si vede che una calza

tendono con increscioso pudore.

(L’intoppo, in Cadenza d’inganno, 1957-1974)

***

Le volte che è con furia

che nel tuo ventre cerco la mia gioia

è perché, amore, so che più di tanto

non avrà tempo il…

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Poesie di Margherita Guidacci

STELLA CADENTE

Alcuni desideri si adempiranno
altri saranno respinti. Ma io
sarò passata splendendo
per un attimo. Anche se nessuno
mi avesse guardata
risulterebbe ugualmente giustificato
– per quel lucente attimo – il mio esistere.

*

E’ come una mancanza di respiro
e un senso di morire
quando mi stringe improvviso
il desiderio di te tanto lontano
e nulla può calmarlo, altro pensiero
non può occuparmi, tranne il Paradiso
che sarebbe per me lo starti accanto.
Ma poiché ciò mi è negato, più cara,
molto più cara d’una fredda pace
mi è la stretta indicibile
quasi marchio di fuoco che proclami
ancora e sempre quando sono tua.
A nessun costo vorrei separarmi da questo mio dolore.

*

Gli anelli del tempo

Degli anelli del tempo, che si aggiungono
sempre nuovi, furono alcuni così stretti
che ne ricordo solo l’orrore di soffocare.
In altri, larghi e informi, vagai smarrita
senza un sostegno a cui aggrapparmi. I più,
pallidamente indifferenti, si ammucchiavano
gli uni sugli altri, subito saldandosi
senza nemmeno un segno di sutura.
Solo a pochi e per poco è tollerabile
riandare. Ma almeno questo, l’ultimo,
di cui oggi si chiude il cerchio, resta perfetto
nel mio cuore: cornice d’oro intorno
a uno specchio di gioia. Chiedo solo
di serbar quest’immagine. E che a te
uno stesso fulgore la riveli
e la circondi, allo scader dell’ora,
nel tuo specchio gemello.

MARGHERITA GUIDACCI , 1921-1992

Andrea Zanzotto – Elegia pasquale

Elegia pasquale

Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov’è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo
ecco l’agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti

E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l’esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane

Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell’odio;
è mia questa inquieta
gerusalemme di residue nevi,
il belletto s’accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d’uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.

Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra
le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.

Andrea Zanzotto

ALGANEWS POESIA. LA NAVE

ALGANEWS

DI GIANFRANCO ISETTA

La nave è scesa giù, per la collina,
come una storia, appesa alle sue nuvole.
Ora solca il torrente e le riviere
sino alla valle dei ciliegi in fiore
dove c’è un mondo che si scuote ancora.

E allora gli occhi riescono a vedere
quel che riluce oltre il cancello azzurro,
dove l’infanzia non s’era smarrita
collezionando i giorni già segnati
da fioriture di stelle marine.
L’attesa dell’inverno ora s’è chiusa

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