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Gioielli Rubati 3: (Felice Serino – Mario Benedetti – Cipriano Gentilino – Ha Jin – Vicente Vives – Angela Greco)

via Gioielli Rubati 3: (Felice Serino – Mario Benedetti – Cipriano Gentilino – Ha Jin – Vicente Vives – Angela Greco)

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Orizzonti di palpiti

Orizzonti di palpiti

il cuore a specchiarsi nel grido
di luce mentre stormi
d’ uccelli
disegnano asimmetrici voli

e
si mutano in forme d’ animali
le nuvole

l’ urgenza di ricreare orizzonti
di palpiti
su tela o bianco foglio

l’ arte
è un viatico per restare
immortali

Da AFFLATI (1)

Felice Serino

AFFLATI # 1

.

Le sfiorite rive del cuore

le sfiorite rive
del cuore e la verde
età fuggitiva

ahi i segnacci
rossi sui quaderni

-simboleggianti nell’inconscio
gli errori adulti che
ti segnano la vita

e in lampi di ricordi
quella corsa
dei grembiuli come ali

in voli bianchi verso
casa

Impossibili approdi

-orza alla banda!-

la faccia cotta dal sole
il marinaio
tende a quegli approdi impossibili
apparsi solo nel sogno

la terra è ancora lontana

facile perdere
la rotta fare naufragio

se non “credi” senza vedere

Un vento di ossimori

posizione fetale: ideale per lasciarti
abbracciare da morfeo – in una
sospensione lucente – la mente

assediata da iperboli
grandi come case
e da un vento di ossimori

Noi due

chi resta
avrà dall’altro da lassù lo sguardo
o dai recessi dell’essere dove
si presume
risieda l’anima

chi resta alzerà gli occhi al cielo
in un atipico silenzio
rassegnato

un’altra primavera e
nuovamente
guarderà il glicine fiorire
si domanderà
dove stanno i ricordi vissuti
pezzetti di cuore

sa che tutto è
un eterno presente

Ricorda

ricorda che il corpo è in scadenza
e se lamenta acciacchi è nel volgere
naturale delle cose

anche l’albero mostra le sue ferite
bianche
e le braccia orfane di foglie e canti

ed è vita che si guarda vivere

Cos’è la poesia

la poesia è indefinibile
fa tremare i polsi
è l’abbraccio di un albero
il sorriso di un bambino

la poesia
nasce dal sangue e ha dimora celeste

quando si partorisce una poesia
ti si aprono i cieli

poesia
è dove l’angelo perde una piuma

A guidarti la mano

vedi un gabbiano planare – tu
assiso s’ uno scoglio nella
calura di luglio qualche verso abbozzi

sarà tautologico ma è quanto
ti sale da dentro:

“siamo di terra ma lo sguardo dice
la celeste origine – la sua
luce dove l’anima dimora”

è aspirazione alla bellezza
a guidarti la mano:
non con inchiostro ma col sangue
scrivi

Visione

su di te vedi piegato il cielo
dalle leggiadre braccia
ti sale su per le narici
la barca di cristallo della
passione
veleggiando sul filo del respiro

nella camera della mente
non è detto non t’appaia l’angelo
dell’ affresco
che ti rapì quand’ eri bambino

Memoria di volo

memoria di volo
dell’ antenascita – quando l’ angelo
benigno si piegò
nel vestire la carne

ora nello smarrirsi dei mattini
in un’ aria di vetro
da memoria si torna a essere
sogno

a raccontarci è l’ infinito
mare

Profumi ninnoli

credi non sarà così per sempre
non come qui a guardare
per speculum in aenigmate

quel non riuscire a focalizzare
il profilo di lei
come quando la vedevi sbucare
da dietro la curva
della strada al ritorno dal footing

tra le altre suppellettili
ora a prendere polvere
sulla specchiera stile ottocento
profumi pinzette ninnoli

la collana
orfana del collo esile

il guardarti in tralice nelle sere vuote
lei da una foto sfocata

Dalle stanze della mente

lascio che esca dalle stanze della mente
la materia dei sogni –
un me stesso a librarsi sotto
il soffitto

per la conquista di nuovi
spazi – icaro imperterrito

si staccano con me dalle pareti
uccelli

come dalle tele di Mantegna

Andrea Mantegna, 1431-1506

La scrittura

La scrittura

torna sulla terra
pensa alla
realtà degli ultimi ai
margini

i voli non fanno
per noi
lasciamoli ai sognatori

la tua penna sia invece un fuoco
a trapassare l’essere -voce
di chi non ne ha

e la scrittura

-angelo di giustizia- si elevi
in luce