Profumi ninnoli (di Felice Serino)

credi non sarà così per sempre / non come qui a guardare / per speculum in aenigmate // quel non riuscire a focalizzare / il profilo di lei / come quando la vedevi sbucare / da dietro la curva / della strada al ritorno dal footing // tra le altre; poesia Creative Commons

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ROBERTO BOLAÑO Da: I CANI ROMANTICI

ROBERTO BOLAÑO
Da: I CANI ROMANTICI
(LOS PERROS ROMÁNTICOS)

Traduzione di FRANCESCO MAROTTA

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I CANI ROMANTICI

A quel tempo avevo venti anni
ed ero pazzo.
Avevo perduto un paese
ma mi ero costruito un sogno.
E possedendo quel sogno
tutto il resto non aveva importanza.
Né lavorare né pregare
né studiare fino a notte fonda
insieme ai cani romantici.
Quel sogno dimorava il vuoto del mio spirito.
Una casa in legno,
nella penombra,
in uno dei polmoni del tropico.
Di tanto in tanto ritornavo dentro me
e facevo visita al sogno: una statua eternata
in liquidi pensieri,
un verme bianco che si contorceva
come in amore.
Un amore senza freni.
Un sogno dentro un altro sogno.
L’incubo mi diceva: crescerai.
Lascerai dietro di te le immagini del dolore e del labirinto
e dimenticherai.
Ma a quel tempo crescere sarebbe stato un delitto.
Sono qui, dissi, insieme ai cani romantici
e qui intendo restare.

*

RESURREZIONE

La poesia entra nel sogno
come un palombaro in un lago.
La poesia, coraggiosa come nessun altro,
entra e cade
a piombo
in un lago immenso come Loch Ness
o torbido e nefasto come il lago Balaton.
Contemplatela dal fondo:
un palombaro
innocente
avvolto nelle piume
del volere.
La poesia entra nel sogno
come un palombaro morto
nell’occhio di dio.

*

SANGUINANTE GIORNO DI PIOGGIA

Cosa fai nell’anima dei derelitti,
sanguinante giorno di pioggia,
sanguinante giorno di volontà a malapena intravista:
dietro la tendina di canne, nella fanghiglia,
con le dita dei piedi irrigidite nel dolore
come un piccolo animale tremante:
ma tu non sei piccolo e i tuoi tremori sono di piacere,
giorno rivestito con la forza del volere,
intirizzito e immobile in una fanghiglia che forse non è
di questo mondo, scalzo in mezzo al sogno che trascorre
dai nostri cuori fino ai nostri bisogni,
dall’ira fino al desiderio: tendina di canne
che si apre e ci insozza e ci abbraccia.

*

DINO CAMPANA CONTROLLA L´AUTOBIOGRAFIA
NEL MANICOMIO DI CASTEL PULCI

Ero portato per la chimica, per la chimica pura.
Ma scelsi di fare il vagabondo.
Vidi l’amore di mia madre nelle bufere del pianeta.
Vidi occhi senza corpo, occhi eterei che orbitavano intorno al mio letto.
Dicevano che ero fuori di testa.
Presi treni e barche, percorsi la terra dei giusti
di primo mattino e con la gente più umile:
gitani e mercanti.
Mi svegliavo molto presto o non dormivo. Nell’ora
in cui la nebbia non è ancora svanita
e i fantasmi di guardia al sonno mettono sull’avviso inutilmente.
Sentivo i moniti e gli allarmi ma non ho saputo decifrarli.
Non erano diretti a me ma a coloro che dormivano,
però non ho saputo decifrarli.
Parole incomprensibili, grugniti, grida di dolore, lingue
straniere sentivo ovunque andassi.
Esercitai i mestieri più umili.
Attraversai l’Argentina e l’intera Europa nell’ora in cui tutti
dormono e appaiono i fantasmi guardiani del sonno.
Ma proteggevano il sonno degli altri e io non seppi
decifrare i loro urgenti messaggi.
Frammenti, forse sì, e per questo visitai i manicomi
e le prigioni. Frammenti,
sillabe brucianti.
Non credetti nei posteri, anche se talvolta
ho creduto alla Chimera.
Ero portato per la chimica, per la chimica pura.

*

Quaderni di Traduzioni , XII, Luglio-Dicembre 2012

Roberto BOLAÑO / Francesco MAROTTA