Falsa identità – Fernanda Romagnoli

Poesia in Rete

Édouard Boubat, Paris, 1970 (dettaglio)

Prima o dopo qualcuno lo scopre:
io sono già morta
da viva. È di donna straniera
la faccia fra i capelli in giù sporta
che sùbito si ritira,
l’ombra che dietro le tende
s’aggira di sera,
il passo che viene alla porta
e non apre. Suo il canto
che intriga i vicini coprendo
i miei gridi sepolti. Qualcuno
prima o dopo lo scopre. Ma intanto…
Lei a proclamarsi non esita,
lei mostra il mio biglietto da visita.
Io nel buio, in catene, a un palmo
da voi di distanza, sul muro
graffio questa riga contorta:
testimonianza che mio
era il nome alla porta, ma il corpo
non ero io.

 Fernanda Romagnoli

 da “Il tredicesimo invitato”, Garzanti, Milano, 1980

Fernanda Romagnoli, Il tredicesimo invitato, Garzanti, 1980

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Alba – Giorgio Caproni

Poesia in Rete

Foto di Rodney Smith Foto di Rodney Smith

 

     Amore mio, nei vapori d’un bar
all’alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rifresco anche l’occhio, ora nell’ermo
rumore oltre la brina io quale tram
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?…  Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremitìo tra i denti, è forse
di tali ruote un’eco. Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte
qui, col tuo passo, già attendo la morte.

Giorgio Caproni

da “Il passaggio d’Enea” (1943- 1955), in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

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Nei giorni abbacinati – Maurizio Soldini

Poesia in Rete

Sally Swatland, High Tide, 1946

quando un secchiello era sufficiente
per rubare acqua al mare e titubante
al vento si rilanciava il maltolto

mentre lo sguardo assorto dei presenti
celiava di nascosto con le buone
la sorte non guardava in faccia nulla

il sole abbacinava le scommesse
di sopravvivenza e l’immortalità
giocava insieme nell’estate piena

il tonfo dentro l’acqua maturava
i disimpegni al passo dentro il tempo
non c’era niente che ponesse fine

sembrava l’ordinario eterno in carne
anche se si faceva strada la malinconia
a sera nei ritorni dentro il buio della notte

Maurizio Soldini

Roma, 26 febbraio 2017

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