Da PROUST N° 7

Da: Proust N°7

Il profumo del tempo

a cura di
Giuliano Brenna e Roberto Maggiani

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ERA IL BIANCOSPINO
Enea Roversi

Il confine del campo il confine della luce
È il biancospino che delimita il confine
Rimanere al margine annusare il profumo
Respirare aria olfatto essere essenza
Auto che corre veloce polvere fragore
Rumore il finestrino ora da chiudere
Il ricordo riaffiora ha un odore intenso
Memoria cuore sangue anima
Come di mare onda bianca spuma forse era
La brezza quel giorno a stordire
O forse era vento di montagna
Di nuvole infilate dentro una tasca verde
Illusione si affievolisce l’immagine tra
I puntini di sospensione e poi
La guerra il romanzo una storia sviluppata per
Cornici concentriche le parole
Il sapore del tè la tazza colore liquido
Umore denso di nuovo il profumo
Si dipana una scrittura circolare
Proprietà matematica del dire pensiero e sogno
La luce filtra nella stanza di M.
Mentre fuori gli alberi alzano la voce
Il ricordo riaffiora è una stilla d’inchiostro
Battiti cardiaci accelerati
Si scioglie la madeleine si scioglie il
Pensiero si scioglie l’anima
Come si può dimenticare un amore
Un odore la pelle ce lo dice
Il ricordo riaffiora la voce degli alberi
Sempre più tonante risuona irrompe
Era la mano a scrivere il vetro
Filtrava il sole il pensiero correva
Incespicando rialzandosi le foglie cadute
Non si vergognano di fare rumore
Il ricordo riaffiora le balze i respiri
Affannati la camelia inodore la morte
Un bacio di garza gardenia liquore
Era il biancospino a curare i battiti
Erba ipotensiva siepe sedativa
Era il sole a illuminare l’inchiostro
Le pagine diventavano torri di carta
Era il biancospino a limitare il confine
Del campo il confine del cuore.

*

IRIS INDACO
Anna Maria Curci

Tenue e tenace sogno solitario
iris indaco aroma della cerca
ombroso nella prole variopinta
bivio tra sensi desti e l’oltremare.

Ti invoco ancora e già torna la sera.
Distendo le narici rattrappite
Da frenesie di smerci afrori spicci.
Aspiro e al fondo guidi l’immersione.

Tu rannicchiati dentro l’anagramma,
cerca lo schermo, cerca il nascondiglio.
Pure ti scoveranno, non badare
alla torma dei cani, avido strazio.

*

GIORNI DA VIVERE
Giuseppina Di Leo

Giorni da vivere spalancando ali
nell’attesa che il melo fiorisca
un’inquietudine sosta nel petto.

(Chioccola stanziale nel becco il merlo
lucido monito al silenzio in resta).

E se il tempo stesse aspettando un altro tempo?

Forse è l’ora d’imparare
il linguaggio delle api attorno all’alveare
tra giorni vissuti in immagini di fumo
altri volgono al deserto ideale
sognando d’essere fiori di sabbia.
Altre volte desiderando il mare.

(in Con l’inchiostro rosso , Sentieri Meridiani Edizioni, 2012)

*

SIAMO NUDI
Izabella Teresa Kostka

Siamo nudi dalla nascita,
scarni
come spoglie appese sulla croce
inclinata dal peso degli umani peccati.

Al tempo scaduto accendiamo un cero
illudendoci di non avere le ore contate,
facciamo pace con gli spiriti malvagi
pagando al buio ogni riscatto.

Randagi come cuccioli senza più culla
percorriamo i vicoli della sofferenza,
ci saziamo con istanti di facile sesso
spalmando sui corpi la fragranza del sandalo.

Siamo nudi al tempo di un addio
mentre si polverizzano le secche membra
e non ci fa risorgere l’odore dell’incenso
percepito tra le fessure delle fredde lapidi.

Portiamo sotto l’unghie le fragili memorie
strappate alla Terra nel trapasso finale,
alla cenere
come i tronchi delle vecchie querce.

*

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Da INCONTRI POETICI

A cura di Silvia Rosa

Italia Argentina Ida y Vuelta: Incontri Poetici

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ALICIA GENOVESE

Da Aguas/Acque

Le acque della poesia
richiedono più che bravura.
Squarciare il petto
spingendo in movimenti circolari
le braccia. Le gambe
stile rana
e buttare indietro
ciò che non accompagna;

abituarsi a perdere,
andare avanti
l’unico guadagno,
nel tratto conquistato
quel che riconoscerai,
mantenere il ritmo
e il calore.

*

Mi lascio stare nella doccia
mi stendo di spalle, galleggio
nell’estate del fiume.
In dialogo con l’acqua prendo
le migliori decisioni.
Nell’acqua penso
nell’acqua riposo
ritrovo
la bocca tenera
verso tutte le cose

*

Da La contingencia/ La contingenza

DUE CAMELIE

Ho tagliato due camelie, due lumi
nel verde ombroso
di prima mattina,
della gelata di luglio
svanita da poco.

Dal freddo del giardino
le ho portate via,
bianche,
una stoffa antica, un amido
d’infanzia, per scaldare la tavola.

Su un petalo un’impronta
rossastra, un segno
come una ferita
tra il bianco fitto
e le sue perfette ombre neutre.

In ogni camelia
una linea color carne,
un graffio di pugnale
come tutta la bellezza
che genera la vita
e si ritrae.

In ogni fiore schiuso
il suo bianco,
un fulcro nuovo indomabile
per l’occhio sonnolento
accecato dal sempre uguale.

Camelie,
acqua gelida sul volto
del risveglio.

*

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Pubblicato da http://www.LaRecherche.it in collaborazione con Versante Ripido

Mediterraneo – Eugenio Montale

Poesia in Rete

Foto di Tina Fersino

A vortice s’abbatte
sul mio capo reclinato
un suono d’agri lazzi.
Scotta la terra percorsa
da sghembe ombre di pinastri,
e al mare là in fondo fa velo
più che i rami, allo sguardo, l’afa che a tratti erompe
dal suolo che si avvena.
Quando più sordo o meno il ribollio dell’acque
che s’ingorgano
accanto a lunghe secche mi raggiunge:
o è un bombo talvolta ed un ripiovere
di schiume sulle rocce.
Come rialzo il viso, ecco cessare
i ragli sul mio capo; e scoccare
verso le strepeanti acque,
frecciate biancazzurre, due ghiandaie.

∗∗∗

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare…

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